Bilanci e resoconti per l’Arte Moderna e Contemporanea
admin 20 ottobre 2016
Arte Moderna e Contemporanea / Asta 277

Il rapporto annuale pubblicato dalla TEFAF (The European Fine Art Foundation), redatto di anno in anno da Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics, è considerato la fonte più completa e attendibile in grado di tracciare la crescita del mercato globale dell’arte e il suo impatto sull’economia mondiale. Attraverso l’analisi di performance regionali, art buyers e ricchezza globale, il rapporto chiude in negativo il bilancio del 2015, riportando una contrazione del 7% nelle transazioni d’arte. Era dal 2011 che i fatturati non subivano rallentamenti o flessioni.
Ne risulta che, dai 68.2 miliardi di dollari totalizzati nel 2014, si è scesi a 63.8 miliardi nel 2015. La casa d’aste Sotheby’s ha dichiarato una perdita di 11.2 milioni di dollari nel quarto trimestre e un significativo calo delle vendite anche nella prima metà del 2016. La contemporanea flessione nei mercati chiave emergenti, come la Cina e il Brasile, ha creato un clima di instabilità e nervosismo sull’economia generale.
In contro tendenza il mercato americano, che registra comunque una crescita del 4% e stabilisce una posizione dominante sul quello globale, forse mai registrata fino a ora, totalizzando più del doppio del suo grande rivale più prossimo, il Regno Unito, che conquista il secondo posto, e scalzando la Cina, le cui vendite sono calate del 23%.

 

GLI INDICI DEL MERCATO INTERNAZIONALE NEL MODERNO E NEL CONTEMPORANEO

 

Dopo due anni di raddoppio nella crescita l’Arte contemporanea e del dopoguerra si è assestata sul 46% del valore globale nel mercato delle aste, con un calo del 14% del volume delle transazioni e una diminuzione del 20% nel numero di transazioni rispetto all’anno precedente.
Il declino in questo segmento è parzialmente da attribuire a una minore speculazione sui giovani artisti e al fatto che chi programma operazioni a breve termine preferisce le transazioni private per evitare di intaccare i valori realizzati precedentemente in asta, ora a rischio di svalutazione.
L’Impressionismo e l’Arte moderna contano invece il 30% del valore globale, mantenendo la seconda posizione. Anche qui c’è stata una flessione, ma decisamente più leggera.
È importante sottolineare che nel 2015 le vendite sopra il milione di dollari hanno superato di gran lunga il valore in tutti gli altri segmenti, rappresentando il 57% del totale per valore. Le aggiudicazioni a prezzi inferiori a 50.000 dollari rappresentano invece soltanto il 12% del valore globale.
Lo scenario quindi è quello di un mercato sostenuto per la maggior parte dai grandi acquirenti, soprattutto di nuova generazione, in cerca di opere importanti e sempre più difficili da reperire sulla scena internazionale. Il mercato intermedio invece, un tempo florido, è ora molto limitato, come dimostra la percentuale esigua di transazioni al di sotto dei 50.000 dollari.
La compravendita a scopo speculativo, soprattutto nel contemporaneo, è rallentata rispetto al passato. Questo è dovuto al fenomeno di instabilità economica che si ripercuote sui mercati globali.
L’arte, come forma di investimento, sarà sempre più rivolta ai grandi maestri o a quegli artisti consolidati e riconosciuti a livello internazionale.
Non ci sono più certezze quindi?

 

EFFETTO BREXIT SUL MERCATO DELL’ARTE

 

Londra è il maggiore polo del commercio delle opere d’arte in Europa, con un fatturato superiore ai 10 miliardi di euro l’anno.
Con la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea ci si chiede quali nuove norme sostituiranno quelle che rispettano i principi comunitari; non è da escludere che il governo britannico decida di emanare leggi ancora più favorevoli delle attuali. Potrebbe abbassare l’IVA, per esempio, per rendersi più competitivo, ma è sicuro che certe facilitazioni fiscali ora in vigore nel commercio intra-comunitario non varranno più per gli scambi da e per l’Unione.
Per tutti i collezionisti comunitari, esportare un’opera a Londra per una vendita all’asta o tramite una galleria significherà esportarla in un paese extracomunitario e i vincoli tenderanno a essere più restrittivi rispetto a quelli dettati per i paesi UE.
Saranno quindi proprio quei paesi con leggi meno restrittive sull’esportazione di beni artistici che potranno trarne benefici; al primo posto senz’altro la Francia, ma potrebbe essere anche una grande occasione per l’Italia, se si avviassero una serie di riforme, sul piano economico, legislativo e tributario, per favorire i grandi investitori e collezionisti internazionali. Per il nostro paese questa potrebbe quindi essere un’occasione per liberarsi da un corpus di regole ormai inadeguate e obsolete (come la “notifica”) e contare di più sulla scacchiera internazionale del mercato dell’arte.

 

ASCESA DEL MERCATO ITALIANO

 

Per l’Italia, il 2015 è stato un anno estremamente positivo; e ancor più il primo semestre del 2016. Rispetto al primo segmento del 2015 infatti, le case d’asta italiane hanno registrato un +16.6% nelle vendite di Arte moderna e contemporanea .
La crescita del mercato interno dimostra che, nonostante le crisi e le turbolenze dei mercati finanziari, l’Italia è pur sempre un paese di collezionisti. Oggi, rispetto a un tempo, sono più attenti all’arte come investimento e ai prezzi, condizionati forse maggiormente dai vari trend del mercato. Tuttavia, a tutti i livelli e secondo le proprie possibilità economiche, i collezionisti italiani non resistono al desiderio di comprare arte.
La certezza, per chi conosce ciò che compra, è che l’arte resta sempre un buon investimento.

 

In copertina:
Hans Hartung (1904-1989), T1981-H47, 1981, Venduto per € 45.000
Da sinistra:
Giorgio De Chirico (1888-1978), CAVALLI CON DRAPPO ROSSO, Venduto per € 44.000
Victor Vasarely (1906-1997), ANADYR II, 1956-1959, Venduto per € 75.000
Giuseppe Capogrossi (1900-1972), Superficie n. 22, 1954
Emilio Scanavino (1922-1986), Germinazione, 1959
Roberto Crippa (1921-1972), Spirale, 1953

 

MICHELA SCOTTI

Il prossimo appuntamento arte moderna e contemporanea è in calendario per la fine di novembre, come di consueto a milano, nei saloni di Palazzo Serbelloni. In anteprima, segnaliamo un gruppo di opere provenienti da una collezione privata di arte italiana, raccolte nell’arco di oltre trent’anni.

Tra queste, una scultura in gesso e pietra degli anni ottanta di Paolo Icaro, un 3d di Remo Bianco, un notevole Scanavino proveniente dalla Collezione Malabarba, una bella spirale di Crippa del 1953 e un importante reticolo di Giulio Turcato degli anni cinquanta.
Altre opere di rilievo sono: un volume a moduli sfasati di Dadamaino, un Concetto Spaziale del 1960 su carta di Lucio Fontana, un raro Wilfredo Lam surrealista del F1973, un Giuseppe Capogrossi del 1954.

Da non dimenticare inoltre un’interessante raccolta di opere provenienti da una prestigiosa collezione del sud italia comprendente lavori di Accardi, Attardi, Dova, Consagra, Vedova, Dorazio, Santomaso e Bonalumi.

 

Michela Scotti

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