Importanti Maioliche Italiane dal Rinascimento al Barocco
admin 11 ottobre 2016
Importanti maioliche italiane dal Rinascimento al Barocco / Asta 267

L’impegno di proporre ai collezionisti un catalogo di vendita di qualità documentaria rigorosa si dimostrò esigenza non trascurata già oltre cent’anni fa dai più quotati galleristi europei. In Italia piace ricordare, ad esempio, i Canessa, curatori di vendite importanti, quali quella Giovene di Girasole (Ercole Canessa, 1925) e della Marchesa Del Vasto (A. & G. Canessa,1928), i quali scrivevano: “Queste nostre vendite noi fervidamente desideriamo che si mantengano veri simposii d’arte. Ed è solo a costo delle nostre non facili né agevoli ricerche che ci vien dato di prepararli.

È un impegno che fu sottolineato anche da specialisti responsabili di istituzioni museali autorevoli. Per esempio, Giuseppe Liverani, conservatore del Museo di Faenza, nella recensione sulla vendita della collezione Ducrot di Milano, curata da Gaetano Ballardini, direttore e fondatore dello stesso Museo faentino, così nel 1935 salutò l’uscita del catalogo e la collaborazione tra studiosi istituzionali e mercato dell’arte: “Ecco, finalmente, un catalogo di collezione italiana di maioliche compilato con criteri… non di bottega. I collezionisti e le gallerie d’arte riprendono, sembra, la bella tradizione, da troppo tempo interrotta, della pubblicazione di cataloghi scientifici, tradizione che sembrava ormai emigrata”2.

 

Vale inoltre ricordare che lo stesso Ballardini, aveva curato nel 1931 il volume sulle maioliche della vendita della collezione del Barone Alberto Fassini3, per la quale la parte sulla pittura usciva con la firma di Adolfo Venturi, mentre Bernard Rackham, conservatore al Victoria and Albert Museum di Londra, firmava, ad esempio, il catalogo della cospicua e prestigiosa raccolta di Fernand Adda di Parigi, con maioliche e ceramiche orientali, che andò all’asta nel 19594.

L’anno successivo, inoltre, ancora Giuseppe Liverani, divenuto dal 1953 direttore del Museo faentino, curò il catalogo di vendita della notevole collezione del notaio Bartolomeo Barresi di Trapani, presso la Galleria SALGA di Roma. Nella prefazione espresse, sì, sentimenti di rimpianto per la “la dissoluzione di tale somma di conoscenze, di ansie, di amore, quale è quella che deve essere costata al notaio Barresi la formazione di sì eletta raccolta”, ma li attenuava però grazie alla certezza che “la dispersione recherà, come non può mancare di recare, nuovo alimento all’amore per la maiolica italiana”5.
È questo infatti il destino di molte delle opere illustrate nel presente scritto, avendo esse fatto parte di importanti collezioni europee, nel tempo oggetto di attenzione da parte di autorevoli studiosi. Per questa ragione è parso importante cogliere e sottolineare questo dato storiografico in un nostro recente contributo6, con il quale abbiamo inteso documentare talune opere come apparivano negli storici cataloghi di vendita.

 

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Fig. 1

 

Fa piacere ricordare, ad esempio, l’importante coppa, raffigurante l’imperatore Tiberio che sottomette l’Asia, ascrivibile ad un maestro istoriatore della cerchia di Nicola da Urbino (v. scheda lotto n. 42), della collezione del Rev. Thomas A. Berney (fig. 1), formata nella metà dell’‘800, che Bernard Rackham fece conoscere attraverso un suo interessante articolo7; nella vendita della collezione Berney nel giugno del 1946 passarono anche maioliche di importanti proprietà quali quelle di Lady Godfrey Fawcett, di Sir William J. Stirling e di R. L. Fleming. La coppa in seguito passò nella collezione del Wing-Commander John Scott-Taggart, poi transitò in diverse vendite presso Sotheby’s, l’ultima delle quali, il 14 aprile del 1980, ospitava la prefazione di John V.G. Mallet, che delineava gli interessanti tratti biografici della figura del collezionista8.

 

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Fig. 2

 

Ricordiamo inoltre un piatto “da pompa” derutese, “a lustro”, di ottima fattura, con “FAUSTINA BELLA”, databile entro la prima metà del ‘500, che aveva fatto parte delle raccolte di Alexandre Imbert e di Vittorio Ducrot, disperso alla Galleria Pesaro di Milano nel 1934, come testimonia il catalogo di vendita, curato da Gaetano Ballardini, già ricordato (fig. 2). L’opera si riconosce appena attraverso un modesto bianco e nero che non dà risalto a tutto il suo valore qualitativo, che invece è possibile riscontrare oggi osservando il suo originale (v. scheda lotto n. 84).

 

 

 

 

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Fig. 3

 

Il nominato Alexandre Imbert, dal 1906 fu il miglior fornitore di maioliche a J. Pierpont Morgan9, noto finanziere e collezionista americano, che si mosse nel collezionismo europeo animato dall’“ansia di collezionare le opere d’arte più belle del mondo”10.

Il suo nome compare su un cartellino cartaceo, su cui è l’indicazione “Collection Mr. J. Pierpont Morgan London”, apposto sotto il piede di un imponente boccale di officina metaurense con stemma di tipo feltresco (fig. 3)11.

Una ancor più articolata catena di passaggi collezionistici caratterizza la storia di un piatto, passato nelle raccolte Rothschild e Damiron.

 

 

 

 

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Fig. 4a

 

Un accurato disegno lo riproduce nel catalogo di quest’ultima, costituita da Charles Damiron a Lione (fig. 4a) (v. scheda lotto n. 75), che si curò di tramandarne la fisionomia privata nel suo lavoro monografico “Majoliques Italiennes”, edito nel 194412: è interessante testimonianza storiografica (fig. 4b), che integra il contributo di Bernard Rackham, uscito in occasione di una mostra di una larga parte della collezione nell’Hanley Museum and Art Gallery a Stoke-on Trent, nello Staffordshire, nel 193713.

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Fig. 4b

 

 

 

Un’altra prestigiosa collezione, quella berlinese di Kurt Benno Glogowski, è specificata su un vecchio cartellino, applicato alla base di un decoratissimo albarello biansato di officina umbra (Fig. 5) (v. scheda lotto n. 78): raccolta che annoverava opere provenienti, ad esempio, dalle prestigiose collezioni Benoit-Oppenheim e del Duca di Baviera, in cui figuravano capolavori di oreficeria, vetri, tessuti, ricami, tappeti, ecc., e che andò dispersa all’asta a Londra, presso Sotheby’s, nel giugno del 193214.

 

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Fig. 5

 

 

Ancora attraverso un’etichetta cartacea, che porta l’indicazione “Collection William Ridout”, veniamo a conoscenza che un piatto istoriato con il mito di “Apollo e Dafne” (fig. 6) (vedi scheda lotto n. 71), in uno dei suoi passaggi collezionistici fu di proprietà di William Ridout, la cui raccolta si era formata, almeno per un terzo, da ceramiche provenienti dalla vendita Marcioni-Lucatelli, che ebbe luogo presso Sotheby’s a Londra, il 16-17 gennaio del 191415; della raccolta Ridout in seguito William Bowyer Honey, conservatore del Dipartimento delle Ceramiche del Victoria and Albert Museum di Londra, nel 1934 curò il catalogo di vendita16, nel quale figuravano quasi cento pezzi che passarono in vendita da Christie’s il 13 dicembre del 1938.

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Fig. 6

 

 

 

Ma il concatenato e affascinante itinerario collezionististico della maiolica italiana da oltre cent’anni ha percorso tali e tanti orizzonti che non può essere affrontato nello spazio di questo breve intervento. Tuttavia ci sta a cuore concludere affermando che con lo stesso spirito di collaborazione e di impegno scientifico col mercato dell’arte, messo in campo dai maestri ceramologi del passato, licenziamo questo contributo, nel quale si fondono la nostra esperienza e la viva passione per la cultura della ceramica che il tempo ha confermato e nutrito.

 

NOTE
1 CANESSA A. & G., Prefazione, al Catalogo di quadri antichi e moderni, mobili, porcellane, tappeti e sopra mobili provenienti dall’eredità della Marchesa del Vasto, Napoli 6-9 dicembre 1928, p. 6.
2 G.L. (GIUSEPPE LIVERANI), Segnalazioni, in “Faenza” (XXIII), 1935, p. 19.
3 BALLARDINI G., Ceramiche, in 2: Arte classica / per G. E. Rizzo. Sculture medievali e moderne / per Adolfo Venturi. Ceramiche / per Gaetano Ballardini, Milano-Roma [1931?].
4 RACKHAM B., Islamic Pottery and Italian Majolica: Illustrated Catalogue of a Private Collection, London 1959.
5 LIVERANI G., Raccolta appartenente al Dott. Bartolomeo Barresi di Trapani: maioliche italiane, ispano-moresche dal XV al XVIII secolo, Roma 1960.
6 RAVANELLI GUIDOTTI C., Maioliche italiane di collezioni europee d’alto rango, in “Cambi Auction Magazine”, anno VI, n. 10, febbraio 2016, pp. 6-13.
7 RACKHAM B., The Berney Collection of Italian Majolica, in “The Burlington Magazine”, LXI, No. CCCLVI, 1932, pp. 208-219.
8 MALLET J.V.G., Introduzione, in The Scott-Taggart Collection of Italian Majolica, London 14 April 1980, pp. 5-6.
9 RICCETTI L., J. Pierpont Morgan e Alexandre Imbert. La scoperta e la fortuna della ceramica medievale orvietana intorno al 1909, nel catalogo delle mostre “1909 tra collezionismo e tutela: connoisseur, antiquari e la ceramica medievale orvietana”, “John Pierpont Morgan, Alexandre Imbert e la ceramica medievale orvietana”, Perugia 2009-2010, e “Connoisseur e antiquari: il ritorno delle ceramiche Imbert a Orvieto”, Orvieto 2010; Catalogo regionale dei Beni Culturali dell’Umbria. Studi e prospettive 4, a cura di Lucio Riccetti, Firenze, 2010, pp. 35-55.
10 RICCETTI, op. cit., 2010, p. 36.
11 Lucio Riccetti cortesemente ci riferisce che ancora oggi non si conosce l’effettiva consistenza della collezione di maiolica di J.P. Morgan e che i pezzi venduti da Imbert e inviati direttamente a New York (oggi a Hartford), e non esposti al Metropolitan, non hanno alcun codice, così come i pezzi venduti da Seligmann, Canessa, ecc.
12 DAMIRON C., Majoliques italiennes, Lyon 1944.
13 RACKHAM B., The Damiron Collection of Italian Majolica, in “Apollo”, v. 26, No. 152, (August 1937), 1937, pp. 61-67; IDEM, II, “Apollo”, v. 26, No. 155 (November 1937), 1937, pp. 251-257.
14 SOTHEBY’S, Very Important Collection, London 8 June 1932.
15 RICCETTI L., Vendere il passato. Ceramica medievale orvietana a Londra intorno al 1914, in “Faenza”, CI (2015), n. 1, pp. 98-113.
16 A Catalogue of the Collection of Italian and other Majolica, Medieval English Pottery, Dutch, Spanish and French Faience, and other Ceramic Wares, formed by William Ridout, London 1934.

 

Carmen Ravanelli Guidotti

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