Un capolavoro ritrovato dell’Ebanisteria Genovese
admin 18 ottobre 2016
Una selezione di Antiquariato, Sculture e Oggetti d’Arte / Asta 275

Tutti coloro che si interessano da molti anni di un settore preciso e limitato, conoscono quanto siano rari l’eccitazione e l’entusiasmo che può suscitare il ritrovamento di un pezzo o di un documento del tutto fuori dal comune. È quindi comprensibile l’emozione che ho provato, pochi mesi fa, vedendo le fotografie inviate dalla Cambi Casa d’Aste di un comò genovese insolito ed eccezionale. In realtà, conoscevo già il mobile dall’unica foto poco leggibile di un catalogo d’asta fiorentino del 1977, ripresa poi in un paio di pubblicazioni che non aggiungevano nulla al catalogo. Il mobile fu acquistato allora da un collezionista genovese ed è rimasto fino a oggi nascosto nella sua collezione. Non mi fu quindi possibile vederlo in occasione del mio lavoro del 1995, L’ebanisteria genovese del Settecento. All’epoca, decisi di non inserire nel mio libro un mobile tanto insolito senza aver avuto la possibilità di esaminarlo attentamente dal vero: sapevo però, o almeno speravo, che prima o poi sarebbe capitata l’occasione.

como-genovese-1760-1770-circa-fianco

COMÒ GENOVESE, 1760-1770 circa,bois de rose e violetto, piano in marmo broccatello, finiture in bronzo e rame dorato, dettaglio del fianco con l’insolito movimento a onda e il montante posteriore bombato

 

Si tratta di un comò a due cassetti di gusto Luigi XV, databile stilisticamente al momento estremo del Barocchetto nel decennio 1760-1770, con piano in broccatello di Spagna e montature in bronzo e rame dorato. Non comune è l’utilizzo del bois de rose per il fondo dell’impiallacciatura, su cui spiccano gli intarsi dei quadrifogli e cuori in violetto, inseriti con straordinaria maestria sul fronte e sui fianchi. La struttura e gli interni sono interamente costruiti in pioppo gatterino (Populus canescens) dalla sfumatura rosata, che assicurava perfetta stabilità nel tempo senza fenditure. Il mobile conserva le finiture originali in rame sbalzato e dorato al centro del cassetto inferiore, sugli spigoli frontali e posteriori.
 
Le maniglie, di grande qualità, in bronzo cesellato e dorato, sono applicate al mobile – come molto raramente accade a Genova – con viti secondo l’uso francese, invece degli usuali perni passanti saldati. Ma quello che rende veramente unico questo mobile è il movimento a onda del fianco, reso con eleganza e grande capacità tecnica. La linea a muro del montante posteriore presenta una leggera bombatura, come avviene solo in altri quattro o cinque comò genovesi noti. Curioso notare che, in questo caso e in altri due di questo gruppo, la struttura è rifinita nella schiena e sotto il marmo con la tempera rosa, che con una certa frequenza si trova sui mobili genovesi del Settecento e tanto ha fatto discutere antiquari e restauratori se dovesse essere considerata una finitura originale dell’epoca o pratica igienica ottocentesca.
 
È evidente che l’ideatore di questo mobile ha voluto andare oltre i modelli tipici dell’ebanisteria genovese, ispirandosi forse a commode parigine che sappiamo essere state presenti nelle dimore del patriziato genovese di più alto rango. Si tratta quindi certamente di una personalità ambiziosa e di altissima capacità tecnica, di cui purtroppo al momento attuale non è possibile individuare con certezza il nome. Tra quelli noti, deve essere escluso Gaetano Bertora, della cui bottega conosciamo ormai con sufficiente chiarezza caratteristiche tecniche e stilistiche, non compatibili con queste.
 
Poiché è difficile pensare a un terzo artigiano attualmente sconosciuto di tale capacità tecnica che abbia prodotto pochi mobili, è invece possibile – ipotesi tutta da verificare – che possa essere opera di Andrea Torrazza, che sappiamo aver pagato la buona entrata dell’Arte dei Bancalari nel 1759. Del Torrazza conosciamo attualmente tre opere firmate compatibili per qualità esecutiva, ma purtroppo di una tipologia che non consente facilmente paragoni tecnico-stilistici. Si tratta comunque, almeno in due casi, una piccola libreria portatile e un tavolo da gioco meccanico, di mobiletti che testimoniano la sua ricerca dell’insolito e della qualità estrema.

Da sinistra:

TRUMEAU GENOVESE, 1760-1770 circa, bois de rose e violetto, finiture in bronzo e rame dorato, collezione privata, già in Palazzo Doria di Strada Nuova.

COPPIA DI ANGOLIERE GENOVESI, bois de rose e violetto, piano in marmo rosa di Verona, finiture in bronzo e rame dorato, 1750-1760 circa, già collezione Panzano
Venduto per € 310.000

 
Oltre al piccolo gruppo dei citati comò con i montanti posteriori sagomati, due passati storicamente sul mercato antiquario e due altri inediti in collezioni private, ognuno con caratteristiche e invenzioni particolari che lo differenziano dalla produzione comune ma anche dagli altri del gruppo, il comò di Cambi è vicinissimo per qualità, caratteristiche tecniche di costruzione e stilistiche al set composto da trumeau, comò e comodino in collezione privata, proveniente dal Palazzo Doria di Strada Nuova. Oltre a elementi tecnici della falegnameria, identica è la soluzione degli intarsi in violetto su base in bois de rose, identico il disegno e la disposizione dei quadrifogli e dei cuori sul fronte e sui fianchi, identiche le rare maniglie di gusto francese fissate anche in questo caso con viti e non con perni. Ma quello che rende veramente sorprendente il confronto è la vicinanza tra il disegno, così insolito per Genova, del fianco del comò e la sagoma a onda dell’alzata del trumeau già Doria, che mostrano facilmente la medesima ricerca di forme estreme, culmine insuperato del gusto barocchetto.
 
È inoltre impossibile non notare la stretta affinità tra il comò e la coppia di angoliere, probabilmente di pochi anni precedenti, della Collezione Panzano, casualmente passate recentemente in asta presso la medesima Cambi. Stessa è la qualità e l’uso dei legni, stesso è il disegno del quadrifoglio sull’anta delle angoliere e sul fianco del comò, con la parte centrale che forma un motivo a croce di Malta; ma veramente sorprendente è il medesimo e del tutto insolito gusto degli spigoli frontali “allargati”, rifiniti nella parte alta da fregi in rame dorato di uguale fattura.
Sul mobile è stata effettuata, in un laboratorio specializzato, la datazione dei legni con il metodo spettroscopico: tutti i campioni prelevati in otto parti diverse risultano perfettamente omogenei e compatibili con la datazione al settimo decennio del secolo XVIII.

 

Lodovico Caumont Caimi

admin