Crichet Pajé – un affare di famiglia
Fabio Noli 26 Marzo 2020

Dal secoli la famiglia  Roagna produce Barbaresco nel cuore delle Langhe. Oggi all’Asta una rarissima bottiglia di due esemplari esistenti al mondo

 

 

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Il documentario girato dai registi norvegesi Helge Hansen e Jonas Boström sulla famiglia Roagna

 

La famiglia Roagna è radicata nel villaggio di Barbaresco dove sono produttori di vino da diversi secoli, da ben prima del 1880, anno in cui sono state prodotte le prime bottiglie di Barbaresco e Barolo così come le conosciamo oggi. Ma è nel 1953, anno in cui Giovanni Roagna acquista la Cascina Pajé, che si ha la svolta nella storia dell’attività familiare. Qui nasce il loro vino più esemplificativo, il Crichet Pajé. Crichet in piemontese significa la parte alta della piccola collina; quel piccolo lotto di terra è la zona prediletta per la coltura del Nebbiolo, che ha notoriamente bisogno di grande esposizione e riparo dal vento, questo prodotto dalle più grandi colline adiacenti.

 

 

Chrichet Pajé
Il vigneto Pajé

 

 

Questo particolare vino  nasce da una microparticella all’interno del vigneto del Pajé, un pezzo di terra di poco superiore al mezzo ettaro, con un suolo ed un microclima unici. Tutto il vigneto di Pajé é particolarmente ricco in marne calcaree bianche e questa é la vigna con maggiore contenuto di calcare attivo.
Nel corso degli anni il Crichet veniva invecchiato più a lungo poiché necessitava di molto tempo per maturare. Era la riserva personale della famiglia, utilizzata per gli avvenimenti più importanti. Nel 1978 Alfredo Roagna, figlio di Giovanni, decise di far conoscere al mondo il Crichet Pajé: è dunque questa la prima annata rintracciabile sul mercato.

 

 

 

 

Come scrivono gli stessi Roagna nella scheda tecnica, il Crichet Pajé necessita di una lunga maturazione, esce dalla cantina a circa 10 anni dal millesimo. Questo rappresenta per la famiglia Roagna la massima espressione dei vini che producono, valutando il valore assoluto di un vino nella sua complessità e longevità. Il vigneto viene vendemmiato nel mese di ottobre, di norma in una mattinata, a perfetta maturazione fisiologica; le uve vengono raccolte manualmente e poste in piccole cassette. Prima di essere vinificata l’uva segue due selezioni manuali per controllarne la perfetta integrità. La fermentazione avviene esclusivamente in tine di legno grazie ad un pied de cuve di lieviti Indigeni e si protrae per una decina di giorni. Viene poi applicata l’antica tecnica di macerazione della steccatura a cappello sommerso, che dura circa 2 mesi e mezzo, tre mesi (80-90 giorni). Il vino matura in una botte di rovere neutro.

La produzione di bottiglie é limitatissima, in alcune annate meno di 1000, sino ad un massimo di poco più di 2000. Ogni bottiglia é numerata. Ancora più rari sono i grandi formati da un litro e mezzo, tre litri e cinque litri. La bottiglia che presentiamo in Asta è una delle uniche due bottiglie esistenti al mondo.

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Fabio Noli

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