Giovanni Battista Piranesi: sublime incisore, scellerato cavaliere, architetto
Fabio Noli 18 Maggio 2020

In Asta 19 tomi dell’opera incisa per celebrare il trecentesimo anniversario del grande incisore veneto

 

Pietro Labruzzi – Giovanni Battista Piranesi, Ritratto Postumo

 

 

Prima dell’alba, il 4 ottobre 1720, nacque a Venezia o a Mogliano Veneto secondo alcuni biografi, Giovanni Battista Piranesi. Certamente un mese dopo, il piccolo Giovanni detto Zuane, fù battezzato alla parrocchia di San Moisè, nella città lagunare. Figlio di un tagliapietre, fu presto messo a bottega dallo zio materno, l’architetto Matteo Lucchesi e in seguito con i fratelli Zucchi, imparò i primi rudimenti dell’arte incisoria.

 

Veduta dell’Arco di Costantino Magno

 

Animo inquieto e carattere irascibile, all’età di vent’anni arrivò a Roma al seguito dell’ambasciatore veneziano Francesco Venier. Sedotto dal fascino dell’archeologia romana, diventò presto raccoglitore ed antiquario e perfezionò la sua tecnica incisoria nella bottega del maestro siciliano Giuseppe Vasi, con il quale fece baruffa poco dopo.

 

Veduta del Pantheon

 

Aprì in breve tempo, una sua bottega di calcografo e incisore a Via del Corso, di fronte all’Accademia di Francia e la sua fortuna crebbe e si consolidò quando nel 1758, venne eletto al soglio pontificio, il veneziano Clemente XIII. Il particolare interesse di Giovanni Battista per le antichità romane è attestato dalla realizzazione della serie Prima parte di architetture e prospettive inventate e incise nel 1743, a cui seguirà la prima edizione delle “Carceri d’invenzione” (1745), la sua opera più visionaria e amata dalla critica novecentesca.

 

Veduta dell’Anfiteatro Flavio

 

Piranesi fu grande sostenitore della supremazia dell’arte romana su quella greca, in netta contrapposizione con le contemporanee teorie di Johann Joachim Winckelmann. Arte romana che affondava le sue radici in oriente, in Egitto e a Gerusalemme secondo le teorie del nostro Giovanni Battista, sedotto e affascinato dalla assidua frequentazione della “Wunderkammer” o “Camera delle meraviglie” di Athanasius Kircher, che a quei tempi, prima della scellerata dispersione, era conservata con cura nel Collegio dei Gesuiti di Roma.

 

Interni dell’Anfiteatro Flavio

 

Nel 1756 e con lievi varianti nel 1757, il grande incisore antiquario, aveva pubblicato forse la sua raccolta di tavole più amata, quella dedicata alle Antichità Romane, divisa in quattro tomi, a cui il figlio Francesco farà seguire una seconda edizione nel 1784, dedicata a Gustavo III Re di Svezia. Nel 1764, Piranesi fu finalmente architetto, grazie all’amicizia e alla fiducia accordatagli dal nipote di Clemente XIII, Giovanni Battista Rezzonico, priore di Malta e dei Cavalieri gerolosolimitani. Proprio sul colle dell’Aventino, dove l’ordine officiava da secoli in una piccola chiesa consacrata a Santa Maria del Priorato, il Rezzonico decise di ricostruire l’edificio di culto e di affidarsi per questo, al genio bizzarro di Giovanni Battista. La chiesa, divenne per il neo architetto veneziano, un libro di pietra, su cui scrivere e scolpire i messaggi esoterici, la simbologia del Tempio di Gerusalemme e le sfingi d’Egitto..

 

La chiesa di Santa Maria del Priorato sull’Aventino

 

 

Veduta del Ponte e del Mausoleo, fabbricati da Elio Adriano Imperatore

 

 

Gli ultimi anni di vita, furono raminghi per il  Piranesi, viaggiando alla scoperte delle rovine di Paestum e familiari,  catalogando i suoi antichi e preziosi reperti di marmo nel caldo rifugio della sua casa romana. La sua preziosa eredità di antiquario e incisore, fu raccolta in gran parte dal figlio Francesco, che disperse le sue collezioni di antichità e diede seguito alla diffusione della sua opera incisa. Curiosa fu la sorte dei suoi rami. Francesco Piranesi, nel 1798, divenne “cittadino” della Repubblica Romana e dopo la caduta della stessa, trasferì a Parigi tutte le lastre della calcografia. Seguirono nuove edizioni delle opere del padre, ma la fortuna non gli sorrise a lungo. La stamperia parigina dei fratelli Piranesi, fu posta in vendita nel 1809, pochi mesi prima della morte di Francesco. Molti rami furono ristampati nel 1819 da “Lamy e Cussac”, e ancora nel 1835 dalla casa editrice “Firmin-Didot”. Finalmente, nel 1839, per interessamento di Papa Gregorio XVI, le lastre tornarono a Roma, e da allora sono conservate alla Calcografia Nazionale.

 

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