Giuseppe Cominetti: un futurismo diverso
Fabio Noli 4 Marzo 2021

 Nato a Salasco Vercellese, Giuseppe Cominetti ricevette la prima educazione artistica a Torino. Intorno al 1902 si trasferì con la famiglia a Genova, dove frequentò l’ambiente artistico locale, continuando a formarsi da autodidatta. La sua prima opera divisionista è il Polittico delle Ore, una composizione articolata in quattro tele, chiaramente riferibili all’influenza di Gaetano Previati, autore che il Cominetti studiò con attenzione. 


Giuseppe Cominetti – Figura seduta ad un caffè

I lavori di Cominetti vennero esposti più volte alla Promotrice di belle arti a Genova: esordì nel 1903 con un ritratto del fratello intitolato Jacopo Ortis, che rivela l’influenza simbolista e decadente diffusa al tempo in Europa e, al tempo stesso, dà inizio a una interessante serie di ritratti più attenti alla psicologia dei soggetti.

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Giuseppe Cominetti –
Ritratto del pittore Paradisi, 1906

Risale a questo periodo la presenza del Cominetti nella palazzina in via Montaldo 35, dove situò il suo studio insieme ad altri pittori (fra cui Armando Barabino, Paolo de Gaufridy, Eugenio Olivari e Edoardo Zuffo). Insieme agli artisti di via Montaldo, Cominetti costituì nel 1905 il “Gruppo artistico dei nove”, che si proponeva un rinnovamento delle arti e una tutela corporativa per il mestiere dell’artista.  Decisiva fu la mostra tenutasi alla Promotrice nel 1907: le opere esposte dal Cominetti gli valsero l’invito a partecipare al Salon d’Automne del 1909, nella sezione dedicata agli artisti italiani. Cominetti fu successivamente influenzato anche dal futurismo, di cui sono significative le tele dedicate alle attività sportive (Rugby, 1914 circa; Boxe, 1914 circa; Podisti al traguardo, 1916 circa; Gare ippiche, 1925) e i numerosi disegni i guerra che nacquero dall’esperienza diretta del Cominetti sul fronte francese. Dal 1914 l’artista fu impegnato anche in un’intensa attività di scenografo: collaborò ad allestimenti scenici per il Théâtre Impérial e per il Théâtre Réjane. Lo scoppio della guerra provocò un momento di stasi nella produzione di Cominetti che, dopo essere tornato a Parigi, compì frequenti viaggi in Italia, dove si stabilì infine, aprendo un nuovo studio a Roma in via Flaminia. 

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Giuseppe Cominetti – Soldati che spingono un cannone, 1916

Intorno agli anni Venti, sentendo l’esigenza di un rinnovamento espressivo, iniziò due attività totalmente inedite: una di scultore e ceramografo tra Genova e Albisola, e una editoriale, realizzando la pubblicazione della rivista a carattere letterario-artistico Le Novità.  Durante gli ultimi anni della sua attività pittorica, Cominetti abbandonò totalmente le ricerche che lo avevano avvicinato al futurismo e prevalsero le opere naturalistiche.

Papillons

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Giuseppe Cominetti – Papillons, 1920

In un’assolata giornata estiva un bambino e una donna col cappello di paglia rincorrono farfalle. Queste si muovono così velocemente che è impossibile individuarle, anzi, è impossibile riconoscerle, distinguerle dal giardino. I battiti inafferrabili delle loro ali si ripetono ovunque, sui fiori, sulle foglie, sui vestiti, sui gesti dei personaggi. Le farfalle diventano la composizione. Il dipinto è realizzato nel 1920, un anno importante per l’artista che dopo le sconvolgenti esperienze della Prima Guerra mondiale persegue la sua ricerca pittorica avvicinandosi a Marinetti e al Futurismo, diventando fondatore del ‘Gruppo futurista genovese’ (nonostante la sua attività si svolga prevalentemente tra Roma e Parigi). In Papillons Cominetti apre ad un Futurismo di marca diversa rispetto all’avanguardismo tipico del decennio precedente. Il pittore si serve sempre del divisionismo pittorico che riconosce ancora come segno della modernità, ma, come Boccioni, lo utilizza per dare espressione totale al movimento. Questa tensione Futurista in Cominetti trova i propri temi principalmente nella critica sociale e nella valorizzazione del lavoro dell’individuo, senza tuttavia escludere temi più intimi e affettuosi, come in questa tela, certamente a lui cara perchè volle ripetutamente esporla nelle proprie mostre.

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