Martedì 19 dicembre 2023, nella stessa giornata dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea, alle ore 14:00 andrà all’incanto il catalogo di Fotografia, che comprende opere che attraversano la storia e gli eventi internazionali più importanti, dalla fine dell’Ottocento a fotografie iconiche del XX secolo, fino a opere di artisti contemporanei.
Tra tutti, ricordiamo il lotto 38, Elsa Peretti as a Bunny di Helmut Newton (stima: €15.000 – €20.000), scatto iconico del 1994 stampato in gelatina ai sali d’argento, con firma e dedica del fotografo a matita.
Helmut Newton, pseudonimo di Helmut Neustädter (Berlino, 31 ottobre 1920 – West Hollywood, 23 gennaio 2004), è stato un fotografo tedesco naturalizzato australiano, famoso in particolare per i suoi studi sul nudo femminile.
Ma ripercorriamo la sua incredibile storia e i suoi lavori più iconici.
Nato a Berlino nel quartiere di Schöneberg da una famiglia ebrea, figlio di Klara “Claire” Marquis and Max Neustädter che erano proprietari di una fabbrica di bottoni, cresciuto nella buona borghesia berlinese degli anni Venti-Trenta, frequenta l’Heinrich von Treitschke Realgymnasium e la Scuola Americana a Berlino.
Interessato alla fotografia fin da piccolo, già a 12 anni acquista la sua prima macchina fotografica. Sono gli anni Trenta e il giovane Newton ha già ben presente la strada da percorrere: la scuola gli è stretta e preferisce saltare le lezioni per dedicarsi alla sua Agfa Box. Come Brassaï, fotografo della precedente generazione cui egli guarda con interesse, Newton indaga, racconta e fissa sul suo rullino le periferie della città e i luoghi taciuti dalla cultura mainstream.
Dal 1936 inizia a lavorare con la fotografa tedesca Elsie Neulander Simon, conosciuta come Yva. In qualità di suo allievo, Newton apprende i rudimenti della fotografia pubblicitaria di moda, ambito che lo condurrà al successo accanto alla ritrattistica e al nudo femminile.
A seguito delle leggi razziali naziste lascia la Germania nel 1938 imbarcandosi a Trieste sul piroscafo “Il Conte Rosso” e si rifugia a Singapore, lavorando come fotografo per il Singapore Straits Times.
In seguito, venne internato dalle autorità britanniche di Singapore e venne espulso in Australia con la RMS Queen Mary. Arrivò a Sydney il 27 novembre 1940 e venne portato al campo d’internamento di Tatura (Victoria) dove rimase fino al 1942 dopo aver lavorato brevemente come raccoglitore di frutta. Nell’aprile del 1942 entrò nell’esercito australiano dove si occupò di guidare camion dell’esercito. Nel 1945 cambiò il suo cognome da Neustädter a Newton, che è la quasi esatta traduzione in inglese del suo cognome tedesco.
Il 13 maggio 1948 sposa l’attrice australiana June Browne nota come fotografa con lo pseudonimo di “Alice Springs” (dal nome dell’omonima città australiana). Dopo la guerra lavora come fotografo freelance producendo scatti di moda e lavorando con riviste come Playboy. Dalla fine degli anni Cinquanta in poi si concentra sulla fotografia di moda, stabilendosi a Parigi.
Negli anni Sessanta – decennio che lo consacra al secolo – si guadagna le prime copertine sulle riviste cosiddette glamur. Eppure, la sua capacità più apprezzata rimane quella di andare oltre la patina del glamour per raccontare quel che non si vede. Newton narra il mercato del lusso all’interno di contesti urbani periferici, vestire depositi industriali di alta moda. Si tratta di un approccio non canonico che viene apprezzato, tra gli altri, da Versace, Yves Saint Laurent, Chanel, Mugler, Dolce & Gabbana e Wolford, che uno dopo l’altro lo chiamano a realizzare le campagne per le loro collezioni. I suoi scatti appaiono su varie riviste, tra cui i magazine di moda Vogue, L’Uomo Vogue, Harper’s Bazaar, Elle, GQ, Vanity Fair, Max e Marie Claire.
Senza titolo, dalla serie “Cyberwoman”, 2000 ca, lotto n. 39 del catalogo Fotografia
Un attacco di cuore nel 1970 rallenta la sua produzione ma aumenta la sua fama, in particolare con la serie “Big Nudes” del 1980 che segna la vetta del suo stile erotico-urbano, sostenuto con un’eccellente tecnica fotografica. Se la fotografia di moda non è mai per Helmut Newton un fatto di superficie, così la sua non è solo fotografia di moda. Vi è sempre, talvolta in sordina e talvolta evidente, un commento alla società, una critica ai temi della medio-borghesia. Le donne ritratte da Newton sono matrone nel senso figurato di dame provviste di autorità: in una società che richiedeva loro di coprirsi, pena lo scandalo, Newton elimina quasi del tutto gli abiti e immette elementi di disturbo come manette, selle di cuoio e fruste. Al di là della moda e del bello, quella di Helmut Newton è anche, fotografia documentaristica sul tema femminile.
Nel 1984 insieme a Peter Max realizza il video dei Missing Persons Surrender your Heart. Nell’ottobre 2003 dona una collezione di foto alla fondazione Preußischer Kulturbesitz a Berlino. È attualmente esposta al Museo della Fotografia (Museum für Fotografie) vicino alla stazione di Berlino Giardino Zoologico nel quartiere di Charlottenburg.
Successivamente vive a Monte Carlo e Los Angeles. Muore in seguito a un incidente stradale – avvenuto a West Hollywood quando il suo SUV Cadillac SRX si schianta su un muro del famoso Chateau Marmont (hotel sul Sunset Boulevard che era stato per anni la sua residenza quando abitava nella California del Sud) – al Cedars-Sinai Medical Center. Le sue spoglie sono state poste a Berlino nell’area ebraica del Cimitero di Friedenau e la sua tomba è collocata a qualche metro da quella di Marlene Dietrich.


