Il Maestro della fertilità dell’uovo – Il processo al gatto
Fabio Noli 1 Giugno 2021

Pittore dall’identità non ancora stabilita, la biografia del Maestro della fertilità dell’uovo rimane avvolta dal mistero. Pittore italiano attivo tra la seconda metà del XVII secolo e l’inizio del XVIII a Brescia, deriva il suo bizzarro nome dall’opera intitolata La fertilità dell’uovo, conservata al Milwaukee Art Museum, uno dei più grandi musei d’arte negli Stati Uniti d’America. 

Maestro della fertilità dell’uovo – La fertilità dell’uovo

Fu uno dei più interessanti esponenti della pittura di “Bambocciate”, dipinti di genere che ebbero grande fortuna soprattutto nell’Italia del Nord anche grazie alle opere di Faustino Bocchi e Enrico Albrici. La bambocciate, nate a Roma nel XVII secolo, narravano di scene di vita comune e popolare, con una particolare attenzione ai soggetti più emarginati dalla società, come ladri, prostitute, mendicanti, che spesso venivano accompagnati da esseri fantasiosi e deformi. Fu la storica dell’arte Mariolina Olivari ad isolare il primo gruppo di opere riferibili a questo maestro e ad inserirlo nella cerchia di Bocchi.

Faustino Bocchi – Bambocciate con nani

Bizzarro e anticonformista, il Maestro della fertilità dell’uovo si impone con un linguaggio pittorico originale e inconfondibile: le sue figure di nani, mischiati ad una moltitudine di animali, si muovono in una frenetica attività, senza un preciso nesso logico tra le scene. Il grottesco e l’assurdo sono la chiave di lettura più calzante per queste figure allusive e ambigue.

Maestro della fertilità dell’uovo – il processo al gatto

In quest’opera, intitolata Il processo al gatto, ritroviamo alcune delle caratteristiche fondanti dell’autore: l’assenza di spazialità ed effetti prospettici, le figure poste su più piani, il fondo scuro.  La scena principale raffigura un gatto legato e sospeso, imputato dell’uccisione di un grosso pollo. Lo sventurato protagonista è sottoposto al giudizio morale di strani personaggi, un po’ umani e un po’ animali, raffigurati in diversi atteggiamenti e affannati a dare il proprio contributo alla riuscita del processo.  La brillante cromia accentua la vivacità della grottesca scena, sottolineando maggiormente l’ambigua ironia.  Lo stile cupo del maestro sembra voler definire una sorta di “zoologia morale”, in cui i personaggi rappresentano la follia della condizione umana, e la ridicolaggine della vita. 

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