Piccole sculture, bronzi e ceramiche. Modelli architettonici, oggetti naturalistici, souvenir, dipinti, libri e riviste. Oggetti lontanissimi tra loro per epoca, provenienza e valore, eppure uniti da un filo preciso: la curiosità.
È questo l’universo privato di Ettore Mocchetti, architetto, giornalista, fondatore e storico direttore di AD Italia, che nel settembre 2026 viene svelato da Cambi Casa d’Aste attraverso una vendita dedicata agli oggetti raccolti nel corso di una vita.
Più che una collezione tradizionale, quella di Mocchetti è una vera e propria Wunderkammer contemporanea, una “camera delle meraviglie” nella quale arte, architettura, antiquariato, natura, memoria e suggestioni di viaggio convivono liberamente.
Una collezione costruita dalla curiosità
Non c’è un criterio sistematico dietro agli oggetti scelti da Mocchetti. C’è, piuttosto, uno sguardo.
Una Lupa Capitolina può trovarsi accanto a una pietra paesina, una scultura animalier dialogare con un modello architettonico, un frammento di gusto archeologico convivere con un ricordo trovato durante un viaggio.
Il valore della raccolta sta proprio negli accostamenti e nella capacità degli oggetti di raccontare la personalità di chi li ha scelti. Non necessariamente capolavori o pezzi rarissimi, quindi, ma cose capaci di fermare lo sguardo, suscitare un’emozione, accendere un interesse o creare un’associazione inattesa.
Vista nel suo insieme, la Wunderkammer diventa così una sorta di autoritratto per oggetti: una geografia personale delle passioni e delle fascinazioni di Mocchetti.
Tre appuntamenti per entrare nel mondo di Ettore Mocchetti
La vendita organizzata da Cambi Casa d’Aste si articolerà in tre appuntamenti.
Martedì 22 settembre 2026, a Genova, si terrà un’asta live con una selezione trasversale di opere e oggetti. A questa si affiancheranno due aste a tempo, una dedicata ai libri e l’altra agli oggetti d’arte, che si concluderanno mercoledì 23 settembre.
Tre occasioni diverse per esplorare le molte anime di una raccolta che riflette una vita interamente attraversata dall’architettura, dal design e dalla cultura dell’abitare.


Ettore Mocchetti e la nascita di AD Italia
La collezione privata non può essere separata dalla storia professionale di Ettore Mocchetti.
Architetto e giornalista, nel 1981 fonda AD Italia, prima edizione internazionale di Architectural Digest, assumendone la direzione e contribuendo in maniera decisiva a definirne l’identità.
Sotto la sua guida, architettura, design, arte, antiquariato, arti decorative e stili di vita entrano nelle pagine della rivista come elementi di uno stesso paesaggio culturale e visivo.
La stessa libertà con cui Mocchetti attraversava epoche, discipline e linguaggi sulle pagine di AD si ritrova nella sua collezione personale: sculture e bronzetti, marmi, vetri e ceramiche, elementi decorativi, riproduzioni dell’antico, oggetti devozionali, curiosità provenienti da culture differenti e objets trouvés.
A unirli non è il desiderio di accumulare, ma una ricerca costante: quella del Bello.
La biblioteca come mappa di una vita intellettuale
Tra i nuclei più interessanti messi all’asta c’è anche una parte della biblioteca di Mocchetti.
I volumi raccontano l’ampiezza dei suoi interessi: architettura, design, arte, musei, grandi collezioni e antiquariato. Da Palladio a Le Corbusier, da Frank Lloyd Wright a Mario Botta, dalle collezioni dei Medici e dei Gonzaga all’Ermitage e alla Fondation Cartier.
Libri e immagini che hanno alimentato il suo lavoro editoriale e che permettono oggi di entrare, almeno in parte, nel laboratorio intellettuale dal quale nasceva il suo modo di osservare e raccontare gli interni.
A questi si aggiungono numerosi numeri di AD, testimonianza materiale di una lunga avventura editoriale.
Dai dipinti alle piccole curiosità
All’interno della raccolta emergono anche singole opere di particolare interesse: dipinti di Salvatore Fiume ed Ercole Pignatelli, un lavoro di Augusto Murer, serigrafie e opere su carta.
Ci sono persino due dipinti a tempera firmati dallo stesso Ettore Mocchetti.
Eppure fermarsi ai singoli nomi significherebbe perdere il senso più profondo dell’insieme. Perché questa Wunderkammer parla soprattutto attraverso le relazioni tra le cose.
Ogni oggetto conserva la traccia di una scelta, di un incontro, di un viaggio o di una fascinazione. Riuniti ancora una volta prima di raggiungere nuove case, questi frammenti compongono il ritratto indiretto di un uomo che ha fatto della curiosità non soltanto uno strumento professionale, ma un vero modo di stare nel mondo.
“To be curious”
Tra i motti prediletti di Mocchetti ce n’era uno particolarmente semplice: “to be curious”.
Una curiosità che per lui significava rifiutare percorsi estetici troppo lineari e lasciare spazio alla contaminazione, alle riscoperte, agli incontri tra linguaggi apparentemente lontani.
Il suo modo di collezionare si fondava, come lui stesso scrisse, su tre elementi: l’emozione come origine della scelta, la passione per il Bello come bussola e la volontà di conservare e trasmettere le storie racchiuse nelle cose.
È forse questa la chiave più interessante per osservare la sua Wunderkammer.
Non semplicemente un insieme di oggetti destinati all’asta, ma i frammenti di una biografia intellettuale. Una collezione eclettica, cosmopolita e profondamente personale che, proprio nel momento in cui sta per disperdersi in nuove case, torna per un’ultima volta a raccontare la storia di chi l’ha costruita.





