Pavel Petrovitch Troubetzkoy
admin 22 ottobre 2015

Vai al Catalogo dell’Asta Scultura del XIX e XX secolo, 3.12.2015

Sculture in movimento

 

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Pavel Petrovich Troubetzkoy (1866 – 1938), FANTINO A CAVALLO, Venduto per € 11.800

 

Pavel Petrovitch Troubetzkoy nasce a Intra il 15 febbraio 1866, figlio del principe e diplomatico russo Pierre Troubetzkoy e della pianista americana Ada Winans. Grazie ai genitori, che amano circondarsi di artisti e letterati, Pavel si appassiona all’arte e studia scultura con Daniele Ranzoni. Nel 1884 si trasferisce a Milano: qui frequenta l’ambiente della Scapigliatura, facendo pratica prima nello studio di Ernesto Bazzaro e Donato Barcaglia, poi da autodidatta nel suo studio personale. Inizia la sua lunga attività espositiva esordendo a Brera nel 1886 con la scultura Cavallo. Da questo momento fino al 1897 partecipa a tutte le manifestazioni espositive indette dall’Accademia di Brera e dalla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente. A Milano Troubetzkoy conosce personaggi illustri come Alfredo Catalani e Giacomo Puccini. In questi anni esegue anche numerosi ritratti, tra cui si ricordano quello di Daniele Ranzoni (1890), Gabriele d’Annunzio (1892), Giovanni Segantini (1896), Lev Tolstoj (1899).

A partire dal 1895 e fino al 1934 partecipa a quasi tutte le edizioni della Biennale di Venezia, dove ha modo di farsi notare dal critico Vittorio Pica, che ne rimane entusiasta.“Paolo Troubetzkoy che è sopra tutto un mirabile animalista e un acuto studioso della fisionomia umana, si è posto fin dalle sue prime prove a cercare con lodevole ardore qualcosa di affatto nuovo e moderno, proponendosi non soltanto di riprodurre con rara efficacia l’espressiva mobilità del volto, ma di dare quasi l’illusione del movimento. Egli è dunque un novatore e come tale si è creata una tecnica tutta sua, una tecnica d’impressionista della scultura…” (Pica 1897, pp. 259-260).Nel 1896 si reca a San Pietroburgo e, dal 1899 fino al 1906, lavora al monumento allo zar Alessandro III.

 

Da sinistra: Pavel Petrovich Trubetzkoy, BUSTO DEL CONTE LEV TOLSTOY (1866 – 1938), 1900 circa. Venduto per € 15.500.

Pavel Petrovich Trubetzkoy (1866 – 1938), CANE DA CACCIA, bronzo, altezza cm 31, firmato sulla base. Venduto per € 4.200


Trascorso poco più di un decennio tra la Finlandia e Pallanza, nel 1921 fa ritorno a Parigi, ma trascorre ogni estate in Italia, a Cà Bianca, dove continua a lavorare (è del 1922 il monumento per i Caduti della Prima guerra mondiale a Verbania). Dello stesso anno è anche la sua imponente personale allestita con 37 sculture in gesso, bronzo e marmo al Palazzo dell’Esposizione di Venezia per la XIII edizione della Biennale d’arte. Troubetzkoy si trasferisce definitivamente a Cà Bianca nel 1932, cinque anni dopo la morte della moglie. Negli ultimi anni della sua vita esegue ancora numerose sculture, tra cui quella a Giacomo Puccini per il Teatro alla Scala, e partecipa a numerose esposizioni in Italia, Spagna, Francia e Stati Uniti. Gravemente ammalato di anemia, muore a Suna il 12 febbraio 1938.

Da sinstra: Pavel Petrovich Troubetzkoy (1866 – 1938), DOPO LA POSA, bronzo. Venduto per € 8.500.

Pavel Petrovich Troubetzkoy (1866 – 1938), GIACOMO PUCCINI, 1925. Venduto per € 22.000

 

Lo stile di Troubetzkoy è immediato, narrativo, dal tocco vibrante e ricco di morbidezze espressive. Le sue creazioni ritraggono il mondo dell’alta società internazionale; indimenticabili sono gli splendidi busti dedicati al conterraneo Lev Tolstoj, a Gabriele D’Annunzio, ad Arturo Toscanini, a Enrico Caruso, a George Bernard Shaw, così come sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo le figure di ballerine, di fanciulle, di bambini.

La sua tecnica appare molto veloce e sicura, creata da “colpi” di stecca precisi che in pochi tratti definiscono nervosamente le immagini. Immagini intrise di struggente malinconia e dolcezza infinita, che rendono Troubetzkoy – considerato dai suoi contemporanei un artista che scolpiva per diletto, data la sua posizione sociale ed economica – uno dei più affascinanti e interessanti scultori del periodo che dagli ultimi decenni dell’Ottocento traghetta l’arte scultorea sino alle soglie della Seconda guerra mondiale, dopo la quale tutti gli scenari inevitabilmente subiranno un’enorme modifica.

 

Pietro Zonza

admin

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