Topolino numero 1: il più raro fumetto italiano
Fabio Noli 27 agosto 2018

Il più raro e prezioso di tutti

 

Topolino numero 1

 

Più che “di culto”, potremmo definire il numero 1 di Topolino un vero e proprio mito. Sicuramente gran parte del valore va alla fama mondiale di cui gode tutt’oggi il personaggio; e senza alcun dubbio, grande merito va alla creatività che gli sceneggiatori e disegnatori italiani hanno saputo trasmettere ai personaggi da lì in avanti, creando una vera e propria scuola italiana del fumetto disneyano. Purtroppo i primi decenni del ‘900 sono stati un momento poco fortunato per la conservazione dei fumetti, a cui non era riconosciuto il valore artistico di cui godono oggi. Questo ha chiaramente inciso sulla reperibilità del nostro amato primo numero.

Se i fumetti da collezione apparsi negli anni ’30 sono oggetti nel tempo divenuti rari e ricercati lo si deve al fatto che, spesso, le tirature per il ristretto mercato italiano erano piuttosto basse; la carta usualmente di cattiva qualità e facilmente deperibile. Ma soprattutto, da lì a pochi anni la guerra avrebbe fatto strage dei fragili fogli degli albi a giornali che facevano sognare i bambini.

Aggiungiamo a ciò il fatto che numeri uno in quanto tali venivano e vengono spesso tirati in minor numero di copie. La loro conservazione viene poi messa a duro rischio dalla consuetudine di conservarli in cima alla pila dei fascicoli e quindi di esporli maggiormente ad eventi deterioranti: umidità, eccessivo calore e topini voraci.

 

 

Primi avvistamenti

 

Topolino appare per la prima volta in Italia a Torino nel 1931, non su carta stampata, bensì al cinema. Era comune al tempo montare in una proiezioni più cortometraggi animati di personaggi più o meno noti al grande pubblico. Tra questi Topolino spicca subito ed ha grande successo, tanto che poco tempo dopo il Popolo di Roma, pubblica alcune tavole di Topolino, grazie alla mano  di Guglielmo Guastaveglia. Il topo americano però è ancora destrutturato e grezzo, tanto che Guastaveglia lo riproduce ad interagire con il gatto Felix, all’epoca celeberrimo personaggio dell’animazione, ma che nulla aveva a che fare col mondo Disney.

 

 

Il gatto Felix, uno dei grandi protagonisti del primo cinema d’animazione americano di inizio secolo.

 

Tradimento Italiano

 

 

Il Topolino numero 1 venne posto a tradimento in edicola da Giuseppe Nerbini, editore che dominava sin dagli anni ’10 il mercato dell’editoria popolare tra dispense d’epoca (Buffalo Bill, Nick Carter, Petrosino…) e riviste umoristiche garbatamente osé (La Sigaretta).

Pubblicato “a tradimento” perché venne edito senza tenere conto dei rigidi diritti d’autore imposti dalla casa madre, la Walt Disney Production, che imponeva contratti da centinaia e migliaia di lire dell’epoca ai produttori italiani che volevano avvalersi dell’accattivante stile Disney per poter commercializzare con maggior efficacia  i loro prodotti.

Un fascicolo che sicuramente sfuggì a molti, troppo simile alle numerose riviste per l’infanzia in voga a quel tempo. Un prodotto di estrema semplicità e “povertà”: una tavola di apertura in quadricromia con sequenza di vignette commentate da rime realizzata da Gaetano Vitelli; una grande illustrazione che rappresentava una fantasiosa redazione del giornale ad opera di Antonio Burattini, in arte Buriko, (il rimando va immediato alla più seriosa e meno immaginifica fotografia apparsa in seconda pagine del primo numero de “Il Corriere di piccoli” che presentava “la macchina che stampa il Corriere dei piccoli”) e poi racconti umoristici e rubriche illustrati con tavole in bicromia a carattere disneyano e non.

 

 

 

Eppure un giornale seminale, un incunabolo del fumetto italiano appunto che contiene in sintesi i germogli di quel magnifico ebdomadario ricolmo di avventure marchiate Disney e fumetti avventurosi di qualità prodotti dalla nascente scuola italiana.

Pochi gli esemplari conosciuti; quasi tutti in rilegatura o provenienti da essa perché per essere salvati dal macero questi giornali per l’infanzia dovevano necessariamente trasformarsi in libri. Da questo primo numero nasce la storia editoriale della Disney in Italia che dura tutt’oggi e che ha visto, a partire dagli anni ’50, il nascere della scuola dei Maestri Disney italiani capace di far apprezzare la nostra creatività in tutto il mondo. Maestri italiani di cui appunto Gaetano Vitelli e Buriko furono inavvertiti iniziatori, ma presto seguiti dai più coscienti Federico Pedrocchi, Angelo Bioletto e Antonio Rubino su tutti.

 

 

Fabio Noli

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