Antonio Dias. Anywhere is my land
admin 10 settembre 2013
Prossima Asta: Asta 237 / Arte Moderna e Contemporanea, 17.11.2015

Già da alcuni anni le opere di Antonio Dias (Campina Grande, Paraiba, Bra- sile, 1944) vengono contese sempre più nelle aste internazionali. Con l’ope- ra Monument to the memory, realizzata nel 1970, Cambi ha segnato il record europeo per questo artista, totalizzando 173.500 euro, nel corso dell’ultima vendita d’arte moderna e contemporanea, tenutasi a Genova il 12 giugno scorso.

Antonio-DiasSono molti poi i lavori già presenti in collezioni prestigiose, come il MOMA di New York, il Ludwig Museum di Colonia, la Daros Collection di Zuri- go, nonché i musei e le fondazioni latino americani più importanti. In oltre quarant’anni di lavoro, Antonio Dias partecipa alla scena artistica interna- zionale sviluppando un proprio linguaggio, potente e originale. Nelle sue opere sono coniugati il rigore concettuale ed una figurazione fatta di segni primitivi, immagini pop, collage, oggetti, ma anche fotografia, film e perfor- mance. La sua arte potrebbe definirsi un atto di sabotaggio delle forme di cultura commerciale, una critica, al limite tra l’ironia e la beffa, della società consumistica. Nel corso degli anni, la sua ricerca si volge sempre più alla sperimentazione di diversi materiali pittorici, senza però mai perdere di vista il lato ironico e provocatorio del lavoro.

Lasciato il Brasile nel 1966 durante la dittatura militare, Dias arriva a Parigi dove risiede per circa due anni. Nel 1968, venuto in Italia per la Biennale di Venezia, su consiglio del collezionista Marcello Rumma, decide di trasferirsi a Milano che da allora diventa la sua seconda città e dove tutt’ora ha casa e studio. Nonostante gli innumerevoli viaggi e una lunga permanenza a Co- lonia, in Germania, Milano è il luogo da lui più amato, dove sempre ritorna, anche se per poco tempo. Il suo legame con Milano nasce in un periodo in cui, questa città, densa di fermenti e frequentazioni artistiche importanti, concentrato di grandi collezioni, è anche luogo di grandi stimoli per l’artista. Monument to the memory fa parte di un ciclo, iniziato nel 1968 e protrattosi circa fino al 1978, che parte da un azzeramento dello spazio pittorico.

Defeats-And-Victories-for-Bento
Defeats and Victories (for Bento), 2007 Video Istallazione, durata 5′ in loop Artist’s Collection

Qui, la rappresentazione è data da campi vuoti, bianchi, neri o grigi, simili ad uni- versi stellati, dove si stagliano semplici parole, a volte riflesse come in uno specchio (GodDog), che ne accentuano e amplificano il significato.
I suoi continui viaggi lo portano nel 1977 in Nepal, dove va appositamente, alla ri- cerca di una carta speciale per realizzare un’edizione grafica, che gli era stata com- missionata in Brasile. Avrebbe dovuto fermarsi per pochi giorni e si ferma invece per 5 mesi, facendo diversi esperimenti con questi fogli, fatti di materiali naturali. In questo mondo a parte, senza tracce di civilizzazione, nascono i suoi lavori su car- ta nepalese e questa esperienza gli apre nuovi orizzonti espressivi, tradotti poi an- che sulla tela. Viaggiare da un paese all’altro, conoscere culture e linguaggi diversi, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e confronti, oltrepassare i confini dell’universo personale e della rappresentazione pittorica, lo porta ad una produzione sempre diversa, frutto di esperienze diverse. Per Dias ripetersi equivale a fermarsi, vuol dire perdere la propria autonomia di pensiero e di azione.

All-The-Colors-Of-Man
All The Colord Of man, 1996, Istallazione, vetro soffiato, oro, rame, vino, malachite, grafite, acqua minerale, gesso, fili e lampadine elettriche. Collezione dell’artista

All’origine della sua creatività, la poetica è molto importante, il modo di vedere le cose e il mondo, la capacità di osservazione, la cura per i dettagli, ma anche il lasciar sedimentare ciò che ha lasciato un segno nella memoria e che improvvisamente ritorna, per essere espresso con un fare artistico diverso. Per Dias nulla ha un solo significato, ma ci sono sempre diverse possibilità e aperture. Durante gli anni ’80 si dedica maggiormente alla pittura e all’uso di pigmenti mi- nerali come l’oro, il rame, l’ossido di ferro coperto di strati di graffite, e ad elementi simbolici già ricorrenti nel suo lavoro come le ossa, la croce, il fallo, i rettangoli, le impronte del dollaro. Con queste opere l’artista, attraverso l’uso alchemico dei ma- teriali, associati ai simboli, diventa creatore di campi energetici che ne accentuano il carattere magico ed evocativo.

Dagli anni ’90 ad oggi, il suo lavoro è stato oggetto di mostre personali nei musei più importanti del mondo e alle Biennali d’Arte più prestigiose. Le sue opere sono state selezionate per mostre collettive di rilevanza internazionale a NewYork, LosAngeles, Miami, Chicago, in Europa e in America Latina. Da alcuni anni a questa parte, trascorre la maggior parte del suo tempo a Rio de Janeiro ma non ha smesso di ricercare, sperimentare e …viaggiare.

Michela Scotti

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