La Superba – 5 Top Lot
Fabio Noli 16 Giugno 2020

Un’Asta di opere rare, uniche e straordinarie che omaggiano le arti della città di Genova

 

 

 

1
Busto virile loricato (Alessandro Magno ?)

 

 

 

Marmo bianco dei Pirenei. Arte barocca, seconda metà del XVII secolo. Ambito di Pierre Puget (Marsiglia 1620 – 1694).

Il suggestivo busto che raffigura un giovane condottiero con elmo e armatura avvolto da un mantello annodato sul davanti aderisce stilisticamente a quella reinvenzione del gusto e dei modelli della classicità antica che si sviluppò nel primo barocco romano ed ebbe tra i suoi maggiori protagonisti Alessandro Algardi (Bologna 1598 – Roma 1654).

La vaporosa resa compositiva, accentuata da una granulosa spugnosità del marmo usato probabilmente proveniente da cave pirenaiche, da all’opera una morbida resa volumetrica quasi pittorica che lo fa accostare ad alcune grandiose narrazioni storiche del seicento genovese come quelle di Domenico Piola (Genova 1627 – 1703) tra cui citiamo la clemenza di Alessandro conservata a Palazzo Bianco (Fig.1).

 

fig. 1

 

L’autore del nuovo verbo romano a Genova e in Francia fu Pierre Puget in alcune opere del quale come il “Ratto di Elena” (Fig. 2) o il busto di Augusto Giovane (Fig. 3) ora al museo di S.Agostino interpreta pienamente la nuova lettura barocca dell’antico.
Appare dunque sostenibile che l’autore del nostro busto sia un artista compenetrato dai modelli pugettiani stilisticamente espressi in questo raffinato ritratto.

 

fig.2

 

 

fig. 3

 

2.
Importante scatola da toilette

 

 

 

 

Argento fuso, tornito, sbalzato e cesellato.
Genova primo quarto del XVIII secolo, marchio della “torretta” senza datario

La rarissima scatola fu certamente prodotta come parte di un set da toilette, dono nuziale per un matrimonio tra due membri della famiglia Serra, i cui stemmi affiancati compaiono sul coperchio “d’oro a due fasce scaccate di due file, la prima di rosso” e d’argento, la seconda d’argento e di rosso.
A partire dal 1670 circa fino alla prima metà del Settecento, divenne di moda in Francia e in Inghilterra l’uso di donare alle spose delle grandi famiglie un cofano, normalmente in cuoio impresso, contenente un set composto da una specchiera da tavolo, due vassoietti, due piccoli candelieri, alcune scatole tonde da polvere o sapone e talvolta delle spazzole. Come sempre anche Genova si adeguò alla moda internazionale, anche se i pezzi sopravvissuti giunti fino a noi di questo genere sono veramente pochissimi. Si conoscono due vassoietti sagomati gemelli datati 1736, di cui uno pubblicato da Boggero Simonetti, 2007, tav. colori 9, n. 5 vassoi pag. 242 e altro inedito in collezione privata, splendidamente cesellati con al centro gli stemmi affiancati delle famiglie Doria e Cicala, con ogni probabilità riconducibili al matrimonio tra Teresa Doria (1717-1765) e Nicolò Cicala. Di questo set sono noti anche i due piccoli candelieri.
Non dovrebbe essere difficile identificare per quale matrimonio di due cugini Serra fu prodotto l’insieme di cui questa scatola faceva parte, apparentemente unica sopravvissuta.
Splendida è la qualità esecutiva dell’oggetto, rifinito con una particolare cesellatura che in quest’epoca ritroviamo anche su alcune maniglie in metallo dorato, evidentemente prodotte dal medesimo incisore.
Tra i pochi argenti genovesi della prima metà del secolo con decori cesellati “alla Berain” paragonabili, si può citare l’eccezionale rinfrescatoio del 1731 con lo stemma della Repubblica di Genova in G. Roccatagliata, Argenti Genovesi, 2002, pagg. 114-115, e lo scaldino con lo stemma Lomellini resto noto per primo dal Morazzoni nel 1953.

 

 

 

3.
Coppia di albarelli

 

 

 

 

 

Savona, Manifattura dei Chiodo-Peirano, 1720-1735

Questi vasi, dalla tipica forma apotecaria, sono probabilmente ad esclusivo uso decorativo in quanto sono privi della scritta farmaceutica. Le dimensioni, la maniera pittorica e la segnatura legano queste opere ad una serie di albarelli, oggi dispersa in varie raccolte pubbliche e private, la cui tematica figurativa è incentrata su episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Sui nostri esemplari sono raffigurate la Natività con l’adorazione dei re magi e rispettivamente la Pesca miracolosa. L’esecuzione pittorica è molto vicina alla maniera di Giovanni Agostino Ratti (1699-1775)

Alcuni albarelli di quest’insieme sono conservati nelle seguenti collezioni pubbliche: due a Genova, Palazzo Rosso; quattro a Faenza, Museo Internazionale della Ceramica; uno a Cambridge, Fitzwilliam Museum; due a Dresda, Kunstgewerbemuseum; uno a San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage

 

 

 

4
Eccezionale consolle

 

 

Console genovese in legno scolpito e dorato con eccezionale piano in alabastro o onice archeologica con bordatura in bronzo fuso, dorato e cesellato ordinato all’epoca a Roma.

Il raro mobile documentato nella collezione della nobile famiglia genovese dei Centurione fino al 1903 è un eccezionale compendio di materiali, maestranze e gusto del pieno barocchetto genovese.

La scelta dell’utilizzo di un marmo di scavo per approntare il costosissimo ripiano sagomato, sicuramente, come suggerisce Lodovico Caumont, ordinato a Roma come il piano in ametista di Palazzo Rosso di cui si conoscono tutti i dettagli dell’ordine, entro un bordo in bronzo dorato modellato a ovoli e foglie è un evidente esempio della raffinata ricercatezza della esigente committenza, che unisce nell’esecuzione dell’opera fonditori, lapicidi e per la parte sottostante valenti intagliatori e doratori, interpreti del gusto barocchetto alla moda nella metà del Settecento.

 

 

 

 

 

 

5
Importante specchiera

 

 

Lastronata in palissandro con finimenti “a pellacce” in argento sbalzato e cesellato.
Marchio della “torretta” 1776 (?)

Rara testimonianza del mobilio settecentesco con finimenti in argento, la specchiera, databile al terzo quarto del XVIII secolo, fino ad oggi inedita, entra a fare parte del ristretto novero di complementi d’arredo dell’ebanisteria genovese elegantemente ornati con preziose applicazioni in argento sbalzato e finemente cesellato con i motivi caratterizzanti dell’argenteria Rococò come le genovesissime “pellacce”.
Nel vasto repertorio bibliografico dedicato all’argenteria genovese troviamo documentate specchierine e piccole cornici in legno con decorazioni in argento di epoca settecentesca dove la nostra si colloca come unicum per dimensioni, rappresentando ideale e significativa sintesi tra opera di ebanisteria e lavorazione dell’argento del Settecento genovese.

 

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