La Famiglia Rinaldi
Fabio Noli 4 Novembre 2020

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Rinaldi

Battista Rinaldi era uno dei tanti massari che coltivavano le vigne del Feudo dei Marchesi Falletti di Barolo.

A metà del 1800 la nobile famiglia si estingue, e i massari, incluso Battista, gradualmente e con grande fatica, acquistano i terreni sui quali avevano tanto lavorato (tra questi, ettari di terreni preziosi come Brunate, Le Coste, Ravera e Cannubi San Lorenzo).

Inizialmente Battista vendeva le uve provenienti dai suoi vigneti, poi col passare degli anni, suo figlio e le successive generazioni decidono di estendere l’attività alla vinificazione e all’imbottigliamento del proprio vino sotto il proprio nome.

Rinaldi

I Rinaldi producono vino fin dalla fine del diciannovesimo secolo ma solo a partire dal 1920 le bottiglie riportano l’etichetta con il loro nome, anno di fondazione della cantina grazie a Giuseppe Rinaldi, il figlio di Battista.

Successivamente suo figlio, chiamato Battista come il nonno, segue le orme del padre e del nonno e si diploma con lode alla Scuola Enologica di Alba. Oltre a prendere in mano le redini della cantina, Battista fu anche Sindaco di Barolo dal 1970 al 1975.

Il figlio di Battista, Giuseppe (chiamato anche solo “Beppe” e conosciuto come “citrico”) segue le tradizioni famigliari e si laurea in enologia, scelta che poi abbandonata a favore di una carriera in veterinaria. Alla scomparsa del padre Battista ritorna sui suoi passi per dirigere a modo suo l’azienda di famiglia.

Ora che purtroppo anche Beppe Rinaldi, ci ha lasciati lo scorso settembre, la cantina è passata nelle mani di sua moglie Annalisa e delle sue due figlie, Carlotta e Marta.

La cantina possiede ad oggi 6,1 ettari complessivi, di cui 3,8 coltivati a Barolo, posizionati tra le colline di Barolo e Novello, su terreni caratterizzati da microclima ed esposizione perfetti.

L’età dei vigneti è di circa 20 anni. Il suolo è costituito da marna argillo-calcarea di langa.

Anche se non etichettato come biologico, in vigna vengono utilizzati esclusivamente trattamenti anticrittogamici di copertura mediante zolfo e rame, senza l’impiego di prodotti chimici e di diserbanti.

Le pratiche in vigna e in cantina hanno ancora uno stampo tradizionalista, mirate alla conservazione della naturalità del prodotto e al rispetto dei caratteri varietali di ogni vitigno coltivato.

La vinificazione in tini tronco-conici aperti segue una lunga macerazione, le fermentazioni vengono effettuate con solo lieviti indigeni e l’affinamento viene fatto in botti grandi di rovere di Slavonia.

Vengono prodotte solo 38.000 etichette all’anno: Giuseppe Rinaldi produce Barolo per circa il 60%, realizzato con i più rinomati Cru, Brunate, Le Coste, Cannubi San Lorenzo e Ravera, e, per il rimanente 40%, vini tipici piemontesi quali Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba, Nebbiolo e Freisa delle Langhe, Ruchè.

Inizialmente la cantina produceva due tipologie di Barolo, uno “base” e una riserva Brunate.

Dal 1993 in poi hanno iniziato a produrre due coppie di assemblaggi diversi: da una parte Brunate e Le Coste (10 mila bottiglie) e dall’altra, Cannubi San Lorenzo e Ravera (da vigneti in Novello), prodotto in 3500 bottiglie. Entrambi sono stati etichettati come tali, riportando in etichetta i quattro diversi vigneti.

Beppe infatti ha sempre affermato che i migliori vini di Barolo sono sempre stati miscelati da diversi siti, ma “purtroppo” secondo lui, l’Italia ha approvato nel 2009 una legge che impone di indicare in etichetta un solo vigneto, richiedendo almeno l’85% delle uve provenienti da esso.

Giuseppe Rinaldi si è opposto ai cambiamenti, ma non ha potuto fare altro che adeguarsi.

Dal 2010 imbottiglia il Barolo Brunate, che utilizza il massimo del 15% di uve dal vigneto di Le Coste e la Tre Tine, una miscela di uve dai vigneti Cannubi e Ravera. Entrambi vengono affinati (o “invecchiati” come diceva spesso Beppe) per 36 mesi in botti di rovere e per 6 mesi in bottiglia.

A parte il Barolo, la cantina produce anche un Langhe Nebbiolo DOC, prodotto con uve Nebbiolo al 100%, affinato per 18 mesi in botti di rovere, un Dolcetto d’Alba DOC, affinato in inox per 12 mesi, una Barbera d’Alba DOC, che si distingue per il doppio affinamento in acciaio e botti di rovere per 5 mesi, Langhe Freisa DOC, rosso di medio affinamento in bottiglia da uve Freisa, e, infine, il vino da tavola Rosae, nato da uve Ruché, affinato in acciaio 12 mesi.

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