Mercoledì 12 giugno, nella prestigiosa sede genovese di Castello Mackenzie, Cambi Casa d’Aste presenta un nuovo appuntamento dedicato alle Maioliche e alle Porcellane Antiche.
Osservare una maiolica o una porcellana antica significa scoprire, attraverso il particolare più nascosto, la più pura espressione artistica e tecnica di maestri e manifatture susseguiti nei secoli. Linee, forme e colori non solo esprimono l’apice della sensibilità creativa degli artisti ma possono raccontarci storie, miti e allegorie arcane.
Come la nostra teiera globulare a bassorilievo istoriato, prodotta a Doccia, nella manifattura Ginori, verso il 1760. In uno sfondo naturalistico risaltano due scene tratte da una placca in bronzo, eseguite da Guglielmo Della Porta intorno al 1550-1560, raffiguranti il mito di Ermafrodito e la ninfa Salmace, appartenente alle serie delle Metamorfosi di Ovidio.
Sempre tratta dalle Metamorfosi, è la decorazione del nostro grande piatto in maiolica blu su sfondo berrettino, ascrivibile alla produzione piemontese del terzo quarto del diciassettesimo secolo. Le figure, elegantemente dipinte sull’ampia superficie del cavetto, ci mostrano il mito di Ercole e del centauro Nesso. Nesso offre di trasportare Deianira, novella sposa di Ercole, sull’altra sponda del fiume Eveno. L’eroe lo attraversa a nuoto. Cogliendo l’occasione, il centauro tenta di rapire la donna ma viene ferito da una freccia. Come si nota, Nesso veste la camicia che, intrisa del suo sangue velenoso, sarà fatale a Ercole. Infatti, Deianira la crede capace di assicurare l’amore di chi la indossi, secondo le parole ingannevoli del centauro morente.
Continuando il nostro viaggio nell’arte della Maiolica, arriviamo alla splendida coppia di vasi da farmacia, espressione della più apprezzata tradizione marchigiana. Le preziose prese laterali serpentiformi poggiano su mascheroni a rilievo; mentre la decorazione, frontalmente, è composta da un medaglione circolare entro cui campeggia l’allegorica figura della Fortuna stante su un delfino in atto di stringere una vela.
Concludiamo con il raffinato esempio di “bianco” di Castelli, un’elegante coppa dipinta in stile compendiario. Dimostrazione di quanto si guardasse con interesse a quanto avveniva in altre aree molto accreditate dei “bianchi”. In questo caso Faenza. Ma ciò che da valore a questa opera è sicuramente la qualità peculiarmente castellana di interpretare il tema centrale del medaglione, in cui trova spazio un sintetico ma efficacissimo brano di paesaggio e una figura dalla fine anatomia.



