Willy Rizzo: dalla fotografia al design
Fabio Noli 18 giugno 2018

La storia dell’artista raccontata attraverso le sue passioni

 

 

Rizzo insieme alla modella Donna Mitchell a Milano nel 1962

 

 

È difficile etichettare un personaggio come Willy Rizzo, se non sotto il termine generale di artista o creativo a 360°. Il suo stile fotografico, di vita e di designer sono stati tra i più rappresentativi dell’Italia degli anni ’60.

Qui una piccola guida sulla vita dell’artista raccontata attraverso le sue grandi passioni

 

1.

La fotografia

 

 

Fin da giovane è fortissima la passione per l’arte fotografica. Poco più che ragazzino, intraprese in Francia un viaggio in bicicletta, dove cominciò a girare gli studi cinematografici e a ritrarre le giovani stelle del cinema Francese. Successivamente ingaggiato dalla rivista Point de Vue, comincia la sua carriera da inviato. In Tunisia un suo reportage di guerra viene acquistato dalla celeberrima rivista Life, che lancia la sua carriera come fotografo. La sua vocazione però è un’altra, forse dettata anche dalla sua forte personalità dandy, diventa il ritrattista delle star che sfilano sulla croisette del primo festival di Cannes per la rivista France Dimanche.

 

Willy Rizzo
Willy Rizzo fotografa la moglie Elsa Martinelli

 

Dopo poco tempo, come uomo di mondo e fotografo in forte ascesa, decide di spostarsi a New York City, il cuore pulsante della vita artistica e mondana mondiale dell’epoca. Negli Stati Uniti studia con attenzione lo stile di artisti del calibro di Richard Avedon ed Edwin Blumenfeld;  esegue degli splendidi reportage californiani di star come Gregory Peck, Gary Cooper e Anne Baxter. Nel 1949 torna in Francia dove si affilia ad una nuova e moderna rivista ideata da Jean Prouvost: Paris Match. Per la rivista, Rizzo firma la primissima copertina ritraendo Winston Churchill. Nel ’59 diventa direttore artistico di Marie-Claire ed è collaboratore di punta della rivista Vogue.

2.

La moda

 

«La fotografia di moda offre a chi ci si dedica, un campo di ricerca e di d’invenzione inesauribile. Con il solo decoro di un fondo bianco o grigio, con una Nikon o una Hasselblad, con la luce del giorno o quella elettrica. In più occorre della magia per trasformare una modella elegante, ma materiale, in una creatura da sogno».

 

 

 

Willy Rizzo poté modernizzare il concetto stesso di fotografia di moda, proprio perché aveva padronanza assoluta della professione e delle sue criticità. Rizzo dichiarò sempre di fare un altro mestiere rispetto ai grandi fotografi “classici” che potevano aspettare un mese per poter cogliere lo scatto perfetto. La moda però, dava all’artista la possibilità di creare tramite un suo personale gusto nel comporre l’immagine. Non di meno, Willy fu totalmente calato nel mondo del jet-set parigino ed internazionale.

 

3.

Il bel mondo

Willy Rizzo insieme a Salvator Dalì

 

 

Moltissime star del cinema posavano esclusivamente per Willy perché, oltre ad apprezzarne il gusto fotografico, lo frequentavano abitualmente alle feste e nei salotti di New York e Parigi. I suoi reportage di costume infatti risultavano efficaci perché il fotografo stesso apparteneva a quel mondo che ritraeva e capiva. Tra l’indefinito numero di dive immortalate e conosciute da Rizzo, spiccano personaggi come Brigitte Bardot, Marylin Monroe, Audrey Hepburn, Marlene Dietrich ma anche artisti e intellettuali del calibro di Picasso, Dalì, Le Corbusier, Maria Callas. Le sue amicizie da jet-set lo portarono quasi a recitare ad Hollywood. Nel 1992 l’amico Jack Nicholson cercò di convincerlo a interpretare il ruolo del mafioso nel film Hoffa, per la regia di Danny de Vito.

 

4.

Elsa Martinelli

 

Elsa Martinelli

 

Nel 1968 si sposa con la modella e attrice Elsa Martinelli. Per l’attrice è il secondo matrimonio, dopo essere stata unita al conte Franco Mancinelli Scotti di San Vito, da cui ha avuto una figlia. La Martinelli era all’epoca già un’attrice molto quotata, avendo esordito negli anni ’50, appena ventenne, al fianco di Kirk Douglas nel western Il cacciatore di indiani e nelle maggiori produzioni di Cinecittà.
Willy ed Elsa vissero non solo un’unione di tipo sentimentale, ma fecero confluire la loro verve creativa nella creazione di opere d’arredo originali. Questo sodalizio li portò a creare un vera e propria attività commerciale che ebbe grandissimo successo, fino al punto di espanderla in tutta Europa
La coppia rimase insieme fino alla morte di lui, avvenuta nel 2013.

 

 

Trafiletto sull’attività di designer dell’attrice

 

 

5.

Willy Rizzo – Designer

 

Willy Rizzo – Mobile stereo

 

I primi prototipi creati da Willy Rizzo ed Elsa Martinelli furono quelli destinati all’abitazione della coppia a Roma, ai margini di Piazza di Spagna, probabilmente ignari di dare inizio ad un’avventura artigianale destinata ad avere un fulmineo successo.
I volumi, le forme e i materiali trovarono nel gusto di Willy quella espressione in linea con il desiderio di energia e cambiamento vivo della fine degli anni ’60.

 

 

Willy Rizzo e Salvador Dalì provano il mobile stereo

 

L’estro di Willy lo porta a realizzare mobili funzionali, nuovi, dal sapore futuristico e, allo stesso tempo, contemporaneo.
Non molto tempo dopo, le amicizie illustri si accorgono del talento manifatturiero della coppia:   
Mick Jagger, Salvador Dalì, e Brigitte Bardot sono solo alcuni dei personaggi internazionali che sono stati catturati dal gusto di Willy Rizzo e che hanno commissionato mobili ed elementi d’arredo per le proprie abitazioni.

 

Willy Rizzo – Tavolo basso in legno laminato


Il successo di queste creazioni porta, nel 1968, alla fondazione di un Atelier dedicato, con un’espansione tale da arrivare ad impiegare in pochi anni fino a 150 persone. La magia e la visione di Willy Rizzo sono concentrate in queste creazioni iniziali, dai semplici ed imponenti tavoli bassi in legno laminato con altezze variabili ai mobili progettati su misura per gli ambienti a cui erano destinati. Dal mobile stereo in acciaio alle librerie componibili: non c’è, in questi pezzi, un intento commerciale ma puro genio creativo. Una ricerca del bello e del funzionale che è prima di tutto una sfida ed un traguardo per se stessi e che, in fondo, riassume lo spirito di ciò che ha fatto degli anni settanta una pietra miliare della cultura, dei costumi e della società contemporanea.

 

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Fabio Noli

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